IL CAMBIAMENTO IN PSICOTERAPIA

Ci sono varie teorie che ritengo utili al fine di stimolare il cambiamento nei miei pazienti. In particole tengo presenti il modello teorico analitico transazionale classico (Berne, 1966) , il modello teorico della ridecisione dei Goulding (Goulding, 1983), il modello transteorico di Prochaska e Di Clemente (1992), la Terapia Ricostruttiva Interpersonale della Benjamin (Benjamin, 2004).

Spesso i termini cambiamento e guarigione vengono confusi. Berne specifica che il terapeuta non guarisce nessuno (Berne, 1966) ma può effettuare il trattamento in modo che il potenziale curativo del paziente si metta in moto. Ritengo che il terapeuta non debba avere come scopo quello di far cambiare il paziente ma aiutarlo a far riemergere il potere che ha in sé di cambiare. Il terapeuta non guarisce nessuno, ma agisce in modo che il potenziale curativo del paziente si metta in moto.

Il fine della psicoterapia per Berne è la risoluzione dei problemi del paziente fino al recupero dell’ autonomia perduta, attraverso la contrattualità e la ridecisionalità.

In maniera semplice credo che sia giusto dire che il cambiamento può essere inteso come recupero dell’ autonomia e quindi come uscita dal copione. Non credo che il cambiamento possa essere inteso come un processo di tutto o nulla, ma deve essere inteso come  un progredire del paziente dal polo del copione verso il polo dell’ automonia.

L’autonomia secondo Berne si conquista quando si recuperano la consapevolezza, la spontaneità e l’intimità.  Per consapevolezza si intende sapere cosa sta accadendo ora, cioè essere in contatto con il presente senza filtrarlo attraverso esperienze passate, ma valutando la realtà in maniera indipendente. La consapevolezza presume che tutti e tre gli stati dell’ io siano in grado di percepire i dati contenuti nel loro interno e di osservare ciò che succede nella realtà esterna senza confondere i due livelli.  Le persone consapevoli  sanno dove stanno, cosa stanno facendo e quali sentimenti provano in proposito. Quando c’è consapevolezza lo stato dell’ Io che ha potere esecutivo è l’Adulto. Perls (1969) sostiene che “il punto fondamentale è la consapevolezza”.

Per spontaneità  si intende la capacità di reagire in modo libero scegliendo tra tutta la gamma delle sensazioni, dei pensieri e dei comportamenti del Genitore, dell’Adulto e del Bambino senza costrizioni, operando tra varie alternative una scelta di cui ci si assume la responsabilità. Essere spontanei vuol dire liberarsi dalla spinta a vivere secondo un programma predeterminato e imparare ad esplorare modi nuovi di pensare, sentire ed agire. Chi e’ all’interno di un copione non è spontaneo in quanto ha sempre la necessità di mostrare all’ altro e di ricercare nell’ altro solo ciò che è coerente con il suo quadro di riferimento rigido.

Infine per intimità si intende la capacità di condividere liberamente le emozioni, i pensieri e i comportamenti con un’altra persona. La persona autonoma è quella che è in grado di affrontare il rischio dell’ amicizia e dell’ intimità.

Considero il cambiamento qualcosa alla portata di tutti e mi è molto cara l’immagine di Berne (Berne, 1966) che definisce gli esseri umani come principi o principesse che hanno avuto esperienze che li hanno convinti che in realtà sono dei ranocchi. L’obiettivo della terapia secondo il nostro modello quindi consiste nel “curare” o “guarire”, cioè togliersi la pelle del ranocchio e intraprendere nuovamente lo sviluppo interrotto del principe o della principessa. Ciò che permette alle persone di star bene è il riassumere la propria appartenenza alla razza umana. Compito del terapeuta è quello di dare al paziente il permesso di farlo, cioè di diventare ciò che aveva cominciato a diventare.

Il concetto di cambiamento è strettamente legato a quello di contratto. Come sostengono James e Jongerward (1971) “si può parlare di cambiamento quando il cliente raggiunge gli obiettivi stabiliti nel contratto e ha raggiunto l’ autonomia come funzione di un Adulto integrato e fuori dal copione”. Un Adulto integrato riassume in sé caratteristiche di tutti gli stati dell’ Io: “come un buon genitore avrà un sincero interesse e impegno verso gli altri, una intelligenza e una capacità di risolvere i problemi tipica di un adulto e una capacità di creare, di esprimere meraviglia, di dimostrare affetto tipiche di un bambino sano e felice”.

In un approccio che considera fondamentale l’ autonomia del paziente, questo ha un ruolo adulto e consapevole nel cambiamento. Infatti il processo di cambiamento può avvenire solo se il cliente sente il bisogno o il desiderio di cambiare. Il cliente deve rendersi conto che è possibile cambiare e deve essere attivamente coinvolto in quello che sta accadendo nel processo terapeutico.

Utilizzo il concetto di Ridecisione come possibilità di effettuare nuove scelte, sulla base di nuovi significati attribuiti alle proprie esperienze attuali o passate.

I Goulding (1976) sottolineano come le difficoltà dell’individuo sono da inserire all’interno di un quadro evolutivo in cui il bambino ha preso delle decisioni durante la crescita. La Ridecisione è un processo che stimola l’individuo a cambiare decisioni prese  nel passato in quanto utili in quel momento, e a ridecidere, dandosi il permesso di cambiare e fare scelte più funzionali rispetto al contesto attuale.

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